
In Italia seguiamo il SuperBowl a un livello molto più leggero di quanto non avvenga negli Stati Uniti, per una serie di motivi facilmente intuibili, tra cui la distanza, la cultura e l’attenzione verso altri sport. Ci interessa molto di più quello che avviene nell’intervallo del SuperBowl: quali spot sono più interessanti, quali più divertenti, quali brand investono di più e quali scelgono di non investire.
L’evoluzione a livello contenutistico e di linguaggio - se esiste - pare sia ben nascosta, come sottolinea Peter Kim: un’analisi del 2007 ricalca quasi perfettamente l’analisi del 2010.
E se il SuperBowl fosse invece un’occasione per capire quali sono le possibilità di evoluzione nel modo in cui i brand e i consumatori si relazionano attraverso i media più mainstream e i social media?
Io, ad esempio, ho imparato due cose da questo SuperBowl:
- È molto più utile cercare di capire come integrare l’advertising con l’engagement sui social media – e, in generale – online, anziché scrivere articoli su chi ha investito di più nel “social” e chi invece è rimasto su modelli tradizionali. Il motivo? Speculando su chi investe e su chi no l’anno prossimo ci ritroveremo il solito “Totospot” che offre poco valore aggiunto ai consumatori e alle marche. Tra tutti i brand che partecipano, pochi oggi sviluppano engagement (come ci fa notare Mack Collier in un suo recente post). Se lavoriamo per individuare modelli di engagement efficaci andiamo oltre la speculazione e creiamo la possibilità per un modello migliore di comunicazione e marketing;
- Un fenomeno da tenere sempre più in considerazione è la fruizione contemporanea di social media e spettacoli televisivi, soprattutto live, ma non solo. Come scrivevo in un mio post di qualche settimana fa e come segnalavo poi nei commenti ad Andrea sul blog Womarketing i Social Media e la TV (nel senso tradizionale con cui la intendiamo) si stanno avvicinando e si creano dei modelli d’uso in cui i brand possono inserirsi facilmente per portare valore aggiunto. Pensate al numero di utenti che ha visto il SuperBowl con un occhio sul monitor per interagire attraverso i social media (fonte Nielsen). Pochi tra questi utenti hanno visitato luoghi dedicati all’evento, la maggior parte ha interagito su luoghi generalisti, in cui ha ritagliato una nicchia con i propri amici per parlare dell’evento. Non è un’opportunità enorme per i brand agevolare la conversazione online e (anche in questo caso) aggiungere valore?
Quali altre tendenze avete individuato? Ci sono altri spunti utili per migliorare la comunicazione e l’integrazione tra canali?
Mi sembra interessante - a proposito - il post di eMarketer sulla socializzazione della televisione proprio in relazione al SuperBowl.
La foto è un montaggio di Trekkyandy e Rick
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